LE 100 INTERVISTE DEL SIGNOR FRANCESC'ALBERTO

Aggiornamento: 18 nov 2021

di Francesco&Alberto



Intervista al prof. Alessandro Demma, docente e critico d’arte, curatore del progetto espositivo “Incursioni Contemporanee” realizzato a Salerno.


“Essere critico d’arte significa mettere il proprio pensiero e le proprie idee a servizio della cultura… Il mio più grande successo è quello di vivere, come critico d’arte militante, il rapporto con tutti gli artisti con i quali collaboro…”

Come si diventa critico d’arte?

Innanzitutto, bisogna studiare e lavorare tanto, ma anche avere la fortuna di avere buoni maestri (il mio primo Maestro è stato il prof. Angelo Trimarco, docente all’Università degli studi di Salerno). Ma bisogna anche conoscere e vedere le mostre; bisogna imparare a capire e a comprendere l’arte, ad avere un giudizio critico. Per diventare critici d’arte è necessario avere soprattutto una coscienza critica, nel senso che fare il critico d’arte significa anche fare politica culturale, mettere il proprio pensiero e le proprie idee a servizio della cultura.


Cosa distingue un’opera artistica di valore da un’opera di minor pregio?

A questo riguardo, il discorso diventa molto complesso… Argan diceva che esistono una serie di questioni importanti; il giudizio critico, che è una riflessione sul valore e sulla qualità che l’opera ha, tiene in conto anche la capacità di trasformare l’idea del tempo presente e di ragionare su quelle che sono le sue condizioni, questo è molto importante. Capire il valore di un’opera, significa capire – in prospettiva – il valore che questa opera può assumere nella nostra storia, storia intesa in senso generale, a partire dalla storia dell’arte. Soprattutto, per ciò che concerne l’arte contemporanea, è un po' come “scommettere” su quale artista o quale opera, abbia meglio analizzato le trasformazioni del tempo presente. Faccio un esempio: quando Picasso realizzò l’opera “Les Demoiselles d’Avignon, aveva già capito che il suo tempo – gli inizi del ‘900 – era completamente mutato (intendo il tempo storico, sociologico, antropologico e culturale); quindi Picasso rappresentò questo “bordello”, in cui sono raffigurate cinque prostitute, con una visione completamente altra rispetto a quella che era la normalità dell’esistenza, sviscerando e indagando aspetti completamente differenti rispetto a quelli dell’epoca. Questo significa capire i mutamenti del tempo presente e trasformarli in qualcosa che abbia un significato nuovo e diverso.


Ci sono dei metodi per interpretare le opere d’arte?

Ci vuole un giudizio critico più che un metodo. Il “metodo” consiste nel comprendere la qualità dell’opera da un punto di vista tecnico/concettuale. L’arte contemporanea è fortemente influenzata dal binomio che ho detto, che da un lato prevede la qualità della realizzazione e, dall’altro, l’idea della realizzazione. È molto complesso analizzare un’opera con degli strumenti standardizzati e unici; l’analisi avviene, ribadisco, attraverso una attenta riflessione sulla qualità dell’opera, intesa come oggetto d’arte e, al contempo, si analizza anche la qualità dell’idea, del pensiero, della progettualità che l’artista ha sotteso nell’opera stessa.


Il critico d’arte interpreta ciò che l’autore dell’opera voleva rappresentare o il messaggio che arriva all’osservatore?

Questa è una splendida domanda! Il critico d’arte anzitutto analizza, costruisce e ricostruisce il pensiero dell’opera, e ciò per conoscere a fondo quello che è il pensiero dell’artista e il significato che l’artista vuole dare a quel lavoro, ma poi si pone come “tramite” per creare un dialogo tra l’opera d’arte e lo spettatore. Il critico d’arte, dunque, ha questa duplice funzione ovvero di entrare nel vivo dell’opera d’arte e dell’artista, di consentire che sia aperto un dialogo fra l’artista e lo spettatore.


Un bravo artista può diventare un bravo critico d’arte, o viceversa?

Personalmente sono molto scettico al riguardo. Posso certamente citare alcuni esempi di critici d’arte che sono diventati artisti (e viceversa) e posso anche citare casi in cui artisti sono stati chiamati a dirigere musei. Ma credo ci sia una netta distinzione fra il critico d’arte e l’artista. Le due “figure” hanno formazioni, cultura ed un approccio metodologico completamente diversi. L’artista pone, alla base del proprio lavoro, l’idea, la progettazione e quel processo creativo che portano alla realizzazione dell’opera d’arte, mentre il critico d’arte lavora per “mettere in discussione” tutto questo e, quindi, sono due posizioni completamente opposte anche se fanno parte della stessa struttura, ovvero l’arte. Credo che le posizioni dell’artista e del critico d’arte debbano restare quanto più possibili separate, perché altrimenti si crea confusione e, molto spesso, anche tanta superficialità nel fare le cose. Ripeto, sono molto scettico su tale possibilità, perché chi ha una impostazione da critico d’arte, difficilmente può distaccarsene (e viceversa).


Quale corrente artistica preferisce?

Più di una in realtà. Ma posso dire che più che preferire una corrente artistica, sono particolarmente affezionato ad alcuni artisti. Fra gli artisti che più apprezzo, posso certamente citare Caravaggio, Piero Manzoni, Joseph Beuys, Anselm Kiefer, e tanti altri ancora. Ecco, preferirei citare gli artisti che amo di più, più che le correnti.


Quale è l’autore che più la emoziona. Perché?

Anselm Kiefer, per la sua capacità di mettere in scena la tragicità dell’esistenza e, allo stesso tempo, di costruire una possibilità altra attraverso i suoi lavori. Credo che sia l’artista che più ha saputo interpretare questo passaggio che caratterizza il periodo in cui viviamo, della post-modernità e della “surmodernità”, come la definirebbe Marc Augè.



Il prof. Vittorio Sgarbi ha fatto della sua professione una strada per arrivare al grande pubblico, che ne pensa?

Penso che Sgarbi sia un buono studioso rispetto all’arte moderna ma, allo stesso tempo, penso che abbia scelto una carriera mediatica molto forte, entrando spesso anche in situazioni che non sono prioritariamente di sua competenza. È certamente un grande studioso, ha realizzato lavori importanti, ma credo che sia conosciuto, più che per i suoi studi, per la sua impostazione mediatica fortemente e volutamente polemica e spesso anche molto aggressiva, con la quale io non riesco ad avere affinità. Personalmente, credo che la critica d’arte sia tutt’altro rispetto alla polemica e alla aggressività; credo che essa sia studio, ricerca, attenzione ai linguaggi dell’arte ed estetica dell’arte e non estetica personale di una figura dello spettacolo.


Quanto ci mette del suo modo di osservare nell’elaborare la critica di un’opera?

Molto, tutto. Tutta la mia critica proviene dal mio modo di osservare. La mia critica nasce dalla mia linea analitica, dalla mia linea di riflessione critica. Ho una posizione ben definita rispetto all’arte e, in particolare, rispetto all’arte contemporanea, come dicevo nel rispondere alla prima domanda posta. Le mie osservazioni nascono interamente dalla mia posizione critica e dalla mia visione delle cose; le mie osservazioni critiche non sono verità assolute, ma sono riflessioni teoriche che originano da mie analisi e dalle mie teorie sull’arte.


A cosa serve la critica dell’arte?

La critica d’arte serve, come dicevo prima, anche a scardinare il rapporto fra opera d’arte e spettatore, serve a ricostruire anche un pensiero che origina da quelle che sono le esperienze dell’arte. Come tutte le storie speciali (dell’arte, della filosofia, della letteratura…) oggi la critica d’arte serve a ricostruire la storia in generale e, appunto, a ricostruire un quadro critico di quello che succede in generale.


Quale è stato il suo più grande successo professionale?

Non so indicarne uno in particolare. Per me tutte le mie esperienze sono dei grandi successi. Ogni volta che faccio una mostra, che scrivo un libro o che realizzo un catalogo, per me è sempre un grande successo, è sempre dare vita a qualcosa che ha a che fare col mio pensiero e con le mie teorie; per questo motivo dico che le mie esperienze professionali sono sempre un successo, ma chiaramente lo sono per me. Ma il mio più grande successo è quello di vivere, come critico d’arte militante, il rapporto con tutti gli artisti con i quali collaboro, ed è questa la mia più grande ricchezza: lo studio e la ricerca condotti assieme agli artisti ed i miei colleghi critici e storici dell’arte.




Incursioni Contemporanee

Marisa Albanese, Lello Lopez, Paolo Grassino

Complesso Monumentale di San Pietro a Corte - spazio Ipogeo

Salerno 24 ottobre - 26 dicembre 2021



Il Progetto espositivo, ideato e curato da Alessandro Demma, è stato promosso e organizzato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e patrocinato dal Comune di Salerno e dal Museo Madre di Napoli.

Realizzato in collaborazione con Studio Trisorio (Napoli) e Shazar Gallery (Napoli).

Il Complesso Monumentale di San Pietro a Corte, larghetto San Pietro a Corte Salerno,

è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle 18.30.


Dal 13 novembre fino al 2 dicembre 2021 in mostra i lavori di Lello Lopez.

La mostra, che presenta alcuni lavori che vanno dal 2014 al 2021, è concepi-ta come un complesso labirinto fatto di corpi, immagini, segni e simboli, per aprire un di-battito tra la storia del luogo e le attente riflessioni contemporanee dell’artista napoletano.


4 dicembre - 26 dicembre - Paolo Grassino

Inaugurazione sabato 4 dicembre ore 12.00



Info Evento:


https://www.facebook.com/events/580731096477634/?ref=newsfeed












Francesco e Alberto

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