LE 100 INTERVISTE DEL SIGNOR FRANCESC'ALBERTO

di Francesco&Alberto.


Intervista al flautista Carlo Monaco.


"La musica dà tutto a livello emotivo. La musica è il 'livello emotivo' [...] Imparare a suonare uno strumento è sempre difficile poiché è richiesto sacrificio, dedizione, rigore, passione, abnegazione… ma lo studio ripaga sempre".

Pensa che la musica sia solo divertimento, o che insegni anche qualcosa? Se si, cosa?

Ottima domanda! La musica è senz’altro divertimento, perché fondamentalmente è comunicazione e espressione; l’animo del musicista viene espresso attraverso i suoni ed attraverso lo strumento, e viene condiviso con il pubblico che lo ascolta. La musica è divertimento anche perché il musicista anche è un “bambino”, si deve divertire. Ma la musica è anche insegnamento, perché il musicista impara da ciò che suona; egli impara dalle note e dai suoni, egli impara da ciò che è sotteso alle note ed ai suoni. Il musicista impara da ciò che l’autore ha composto. La musica è insegnamento anche per il pubblico viene coinvolto dall’espressione che il musicista imprime al brano che suona; il musicista trasmette al pubblico il messaggio autentico del compositore, qualsiasi esso sia (divertimento, tragedia, riflessione, romanticismo…) e quindi anche il pubblico riceve lo stesso insegnamento che assume il musicista. Va da sé che l’”insegnamento” può essere accettato o respinto, per questo alcuni brani piacciono ed altri no.


Quale genere di musica le piace e perché?

Personalmente preferisco la musica classica. Io suono musica classica ed ho una impronta classica. Mi piace la musica classica perché la ritengo la più completa, sia sotto il profilo armonico che espressivo. Aggiungo che la musica non è altro che espressione dei tempi; non mi piace il periodo contemporaneo, motivo per cui non preferisco la musica contemporanea, e ciò non perché la musica in sé non sia bella, ma perché non mi piace il messaggio che la musica contemporanea trasmette e che è – come detto – espressione del tempo contemporaneo.


Da cosa è ispirato nella sua musica?

Va detto che musicista è anche un mezzo di unione fra il compositore ed il pubblico; il musicista deve essere in grado di trasmettere l’ispirazione del compositore al pubblico. Quando si suona si è ispirati dallo stato d’animo che il compositore stesso ha impresso alla sua composizione e, quindi, si può essere ispirati da un senso di romanticismo, di tristezza, di allegria, etc. Bisogna essere mutevoli, bisogna comprendere ciò che era la parola autentica del compositore e trasmetterla a se stessi ed agli altri.


Secondo lei la musica deve considerare tutte le tematiche, o è giusto che ci siano dei limiti?

La musica è uno strumento di comunicazione universale, non può essere limitata e non può essere ristretta. La musica deve affrontare ogni sorta di tematica. Come ho detto prima, la musica è espressione dei tempi e, quindi, deve esprimere tutto, da ciò che è bello a ciò che è brutto, dalle tematiche semplici alle tematiche particolarmente difficili. E, d’altronde, questo vale per tutta l’arte.


Cosa le dà la musica a livello emotivo?

La musica dà tutto a livello emotivo. La musica è il “livello emotivo”. La musica dà passione, dà entusiasmo… in particolar modo la musica offre la possibilità di esprimere la sostanza di cui è fatto il nostro essere, e che con le parole è impossibile comunicare.


Oltre che suonarla, le piace anche comporre musica?

Ovviamente sì. Tutti i musicisti si dilettano a “comporre” dei momenti musicali. Ma, sul punto, deve essere fatta una chiara distinzione: i compositori sono gli artisti che maggiormente sono portati a creare dei brani musicali, sono le persone che, per propria vocazione, sono maggiormente capaci di creare la musica; i musicisti sono coloro che la suonano e la interpretano e che – in linea assolutamente generale – “compongono musica” quando improvvisano, ovvero quando creano delle melodie estemporanee (si pensi al jazz, ad esempio). Il musicista, di massima, compone musica quando improvvisa. L’improvvisazione è una delle componenti più importanti della musica, specie in quella del ‘900; non ci può essere musica senza improvvisazione, perché anche la stessa interpretazione – per certi versi – è improvvisazione.


A chi deve piacere di più la musica, a chi la fa o a chi l’ascolta, e perché?

Ovviamente la musica deve piacere a chi la fa. La musica è espressione del proprio animo. Si è bravi musicisti quando si riesce ad esprimere il proprio animo, i propri sentimenti e le proprie emozioni utilizzando il linguaggio delle note; che poi esse siano condivise o meno dal pubblico è secondario, è insignificante. Risulta importante che il pubblico comprenda le emozioni ed il messaggio che il musicista esprime; se poi chi le ascolta non le condivide o non le apprezza non ha importanza; ognuno di noi è diverso dall’altro. Questo, a mio parere, è un principio che vale per l’arte in generale: fare arte significa essere capaci di trasmettere emozioni attraverso un mezzo (musica, pittura, teatro, scultura, etc.) ed essere capaci di rendere comprensibile il messaggio che è sotteso; se poi l’emozione e/o il messaggio non piace, non fa nulla… non può sempre piacere tutto a tutti!


Secondo lei la musica leggera è da accostare alla musica classica come valore artistico?

Dipende se per valore artistico intendiamo l’insieme sia dei valori espressivi e comunicativi sia il costrutto musicale/armonico/strutturale in senso più tecnico (basi armoniche, modulazioni, complessità espressiva in senso lato, gioco della orchestrazione, etc.). La musica leggera e la musica classica hanno due origini storiche diverse, tese a soddisfare due esigenze diverse. La musica leggera è, appunto, “leggera”; la musica classica, anzitempo, veniva denominata “musica dotta”, perché molto più complessa e di più difficile ascolto. La musica leggera può essere anche solo “sentita” ma non ascoltata, la musica classica, per essere compresa, deve essere necessariamente ascoltata. Ovviamente, se per “valore artistico” intendiamo esclusivamente il valore comunicativo ed emozionale, a quel punto non vi è distinzione fra i due generi (né ve ne può essere per alcun altro genere); entrambe sono magnifiche forme artistiche e, preferire una piuttosto che una altra, diventa una mera questione di gusto personale. La musica è sempre musica!


Il più grande musicista vivente per lei chi è e perché?

Non credo si possa dire chi sia il più grande musicista vivente; egli è colui, a mio parere, che meglio sa esprimere il tempo che viviamo e le emozioni che caratterizzano questo tempo. A me piace molto Ludovico Einaudi perché attraverso la sua musica, che fonda le radici compositive nel mondo classico, esprime i disagi e le solitudini contemporanee.


Mi dice il titolo di un’opera che le piace, e perché?

Una delle mie composizioni preferite è la messa di Requiem di Mozart, perché oltre ad essere una composizione di una intensità emotiva assoluta, è una sintesi mirabile fra la genialità del compositore e la sua sensibilità espressa ai massimi livelli.


Secondo lei la musica potrebbe evolversi ulteriormente o si è arrivati ad un punto di non continuazione, mi riferisco anche alla partitura musicale (note, spartiti, etc.)?

La musica si evolve continuamente, non può esseri un punto di arrivo, un temine… Dal punto di vista della scrittura delle partiture, ad esempio, oggi vi è anche un metodo di scrittura particolarissimo, utilizzato molto nella musica contemporanea per esprimere dei gesti sonori ed artistici nuovi, che diversamente non potrebbero essere espressi utilizzato una notazione classica.


Il più grande direttore di orchestra non vivente, per lei chi è stato?

Non si può definire chi sia stato il migliore, ma credo che fra i più grandi direttori di orchestra non più viventi si debba annoverare certamente Herbert Von Karajan.


Suona uno strumento in particolare?

Si, sono diplomato in flauto e mi diletto a suonare anche il pianoforte.


È stato difficile imparare a suonarlo?

Imparare a suonare uno strumento è sempre difficile poiché sono richiesti sacrificio, dedizione, rigore, passione, abnegazione… ma lo studio ripaga sempre.






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