GATTO NATALE

di Alberto Ingenito


I gatti non mi piacciono. Non mi sono mai piaciuti, specialmente in questo periodo natalizio dove "tutti" devono fingere di essere buoni. Questa notte c'è qualcosa di strano nell'aria, pure il cielo è stellato, sgombro di nuvole... Mentre mi dirigo a casa, dove nemmeno un cane mi aspetta, vedo la luna splendere. Hu Hu, hum! Canticchia un ometto cinquantenne mentre rincasa. I miei vicini stanno cenando, è la vigilia di Natale, ma a me non interessa.

Da piccolo, mia mamma diceva che in questo giorno bisogna essere più buoni. Non ho mai capito, forse non ho mai voluto capire, il perché; arrivato a casa, una cena frugale e poi a dormire.

- Buona sera signor Arturo, gradirebbe venire a cena da noi? A mio marito farebbe piacere.

- No, grazie, aspetto ospiti e devo andare a preparare. Mi scusi, buona sera.

L'anziana vicina e suo marito sono amorevoli e cordiali, anche troppo per i miei gusti. Sorvoliamo.

- Perché ogni anno ti ostini ad invitare a cena quel primitivo? Non lo capisco.

- Elio, è solo! Bisogna capirlo.

- Erica, è un primitivo ti dico, mai una volta che saluti quando lo incontro sul pianerottolo - È distratto, Elio. Andiamo a cena, si fredda.


- Arturo, Arturo! Eccoti, a cena!

Una notte stellata, illuminata da una splendente luna bianca, in un appartamento alla periferia di Roma c'è un ometto di mezza età: Arturo.

- Arturo, Arturo, svegliati.

Arturo si sveglia e, nel dormiveglia, riconosce la sagoma ai piedi del letto di un gatto con il pelo arruffato. Si, un gattaccio. Arturo si desta di scatto. Intollerante ai felini, sta per lanciare una ciabatta quando si frena.

La sagoma ora ha preso la forma di un anziano dal bel portamento: indossa un abito elegante, una lunga barba bianca.

- Ohibò, Arturo! Che ti prende? Sono qui per aiutarti.

- Chi sei tu?

Chiede, tra il sorpreso e l'arrabbiato.

- Ohibò, Arturo, lascia perdere chi sono, come sono entrato!

Ohibò... Il curioso intercalare.

- Tieni, questo è per te. Aprilo domani mattina.

L'anziano gli porge un elegante cofanetto e con un gesto gentile e magico lo fa riaddormentare. Poi il vecchio apre la finestra e scompare. Nella notte si sente ancora un "Ho ho, ho!", poi una slitta volante con a bordo quel vecchio che si staglia nella luna splendente.

Arturo dorme, abbracciando il cofanetto. Il mattino seguente si sveglia, ben riposato e sereno. Si ricorda della notte precedente e apre frettoloso il cofanetto, all'interno trova un foglio su cui c'è scritto: "Questa notte sono stato da te, in soggiorno troverai un albero di Natale e un presepe che tu mai hai preparato nelle festività. Nel cofanetto c'è un Bambinello, mettilo nella mangiatoia. Arturo obbedisce e si chiede se sta sognando...

Dopo qualche minuto, il Bambinello prende vita, diventa un neonato in carne ed ossa, si solleva, aggiungendo la cima dell'albero addobbato da Babbo Natale e dai suoi gnomi: la stella cometa si illuminò e fu un radioso mattino in quella giornata del Santo Natale, nella periferia di Roma.

Da quel giorno, Arturo cambiò atteggiamento. Gli bastava dire Buon Natale per festeggiare coi suoi vicini. Intanto il gatto, anzi il gattaccio, dei vicini riposava in cortile.








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