GATTACCIO NERO del Dott. Valentino Moretto



È qualche anno che ho la passione per le moto e il viaggiare con queste. Quando posso, cerco di trovare nelle zone fuori città dei posti che non conosco e vado a esplorali. Durante il periodo invernale non è sempre bello girare in moto perché bisogna prestare molta attenzione all’asfalto bagnato, e gli spifferi di freddo sono sempre in agguato per congelarti completamente dopo pochi km!

Questa storia è avvenuta lo scorso Dicembre, un mese dove non ha piovuto sempre ma in quelle poche volte.. l’ha fatto decisamente bene!!!

Alberi sradicati, fiumi di fango, frane e strade completamente impraticabili. Con queste premesse, utilizzare la moto è da pazzi, ed io, qualche giorno dopo la tempesta, decisi di uscire in moto.

Era un giorno di festa quando decido di partire, mi preparo tutto con cura, porto la batteria di riserva se mai dovesse scaricarsi il cellulare che usavo come navigatore, ma tutto con una certa tranquillità e superficialità, tanto non mi è mai servito dover ricaricare il cellulare durante un viaggio. Tutto pronto, parto.

Finalmente di nuovo in viaggio, la strada che scorre veloce sotto le ruote e i paesaggi che altrettanto velocemente cambiano. Esco dalla città e raggiungo la periferia, dove puoi ancora ritrovarti su strada che percorrono l’interno di un bosco o costeggiano un piccolo fiume, che se anche fosse il canale di scolo delle acque piovane, a me sembrava di costeggiare il fiume più bello d’Italia.

Raggiungo le montagne di Calvanico, completamente isolate e senza nemmeno le solite mucche che si piantano in centro strada e ti guardano minacciose, che non sai se sei tu ad avere paura di loro o loro di te, probabilmente l’abbiamo tutti e due dell’altro. Salgo su per questa montagna e lo scenario è sempre più bello e incontaminato, il sole che sta tramontando lascia dei colori bellissimi.

Più vado avanti e più la strada diventa sporca e pieno di fango, e diciamo che la mia moto semi sportiva…non va proprio d’accordo con il fango, ma è bello lo stesso, basta fare attenzione.

Continuo a salire su per la montagna…e mentre io salgo, il sole scende, scende sempre di più, comincia a far freddo, molto freddo. Sono vestito con giacca di pelle, casco integrale, pantalone e stivali….ma l’unico spiffero che c’è tra guanto e giacca…mi congela completamente in circa 5 minuti. Comincio a non trovare più molto divertente andare avanti così, ma non posso fermarmi, finito questo tratto ormai all’ombra e al gelo, dovrei sbucare a Castiglione del Genovesi e da li la strada sarebbe tornata civile. Il navigatore mi segna che mancavano una decina di chilometri, ma andando a 40 Km all’ora…ci avrei messo abbastanza tempo, ma era troppo pericoloso andare più veloce e quindi mi arrendo al non innervosirmi troppo con me stesso e l’idea che avevo avuto di salire in montagna in pieno inverno. La luce diminuisce sempre di più, il freddo si mangia quasi letteralmente la batteria del mio cellulare che è fissato sul manubrio dove si becca buona parte del vento che c’è andando in marcia. Lentamente vedo la percentuale della batteria che si abbassa sempre più, ma non ci sono problemi…tra 5 minuti di GPS sono a Castiglione!!!

Faccio una curva, ne faccio altre due e mi ritrovo davanti un blocco di cemento enorme che sbarra la strada…mi fermo e lo fisso.. sono completamente perso davanti quel blocco enorme di cemento, cosa sarà mai?

Scendo dalla moto e mi avvicino, c’è un cartello, in realtà è un foglio di carta dentro uno di quei portafogli di plastica da raccoglitore d’ufficio, appeso “alla meglio peggio”. Su quel foglio c’è scritto che la terra era franata sulla strada principale, questa ora era chiusa. Non volevo crederci. Ormai era tutto buio e a illuminare la strada c’erano solo i fari della mia moto. Prendo il cellulare, ormai morente, levo il guanto per usarlo e in un secondo mi rendo conto che la temperatura al di fuori del fagotto umano che ero, era davvero bassa, un ghiaccio pungente. Cerco strade alternative per tornare a casa. Sarei dovuto tornare indietro e poi andare in direzione San Cipriano.. ossia ancora per montagne e stradine dimenticate. Non potevo perdermi d’animo, avevo ancora tanta benzina e per fortuna dietro avevo la batteria portatile del cellulare, riparto. Arrivo al paese, cerco la strada che porta alla tangenziale…anche questa chiusa per frana. Non so più dove andare.. mi balena l’idea di rifare tutta la strada all’indietro, ma pensare di rifare quelle 2 ore di strada, al buio e ancora più lentamente di prima, mi butta giù. Arrivo poco fuori il centro del paese, ma per strada non c’era nessuno. Improvvisamente vedo passare due anziani, li fermo e gli chiedo se proseguendo verso Giffoni, da li potessi arrivare alla tangenziale. Non capii nulla di quello che mi dissero. Uno non riusciva a parlare bene e l’altro solo dialetto strettissimo, l’unica cosa che capii era che anche in quelle zone avevano chiuso delle strade, li ringraziai e ricaddi nella disperazione. Sono disperato, cerco sulle mappe altre strade pur di non dover tornare indietro, quando all’improvviso vedo un motorino avvicinarsi a me.

Sul motorino c’era un ragazzino che forse avrà avuto sì e no 15 anni, sembra già sapere cosa mi sia successo, mi dice solo “Dove devi andare?” gli rispondo che devo tornare in direzione Salerno, si ferma un po’ a pensare e mi dice “Seguimi”. Il ragazzino parte a razzo e mi porta per delle strade che non so nemmeno se esistono sulle mappe. Super a destra e sinistre tutte le auto che troviamo, sorpassi che nemmeno nel peggior film di fast and furious, a stento riesco a stargli dietro. Dopo 15 minuti di corsa disperata dove provo a stargli dietro, si ferma ad un bivio. Mi dice che proseguendo a sinistra arriverò all’ingresso della tangenziale, ero salvo!!!

Lo ringrazio, gli spiego brevemente cosa mi ero successo, gli chiedo come si chiama, lo ringrazio di nuovo e gli faccio gli auguri di Natale. Messa la prima marcia e ripartito verso la nuova strada, ero felicissimo, ero ancora tutto congelato e provato, ma ero felicissimo di aver ritrovato la strada, ma forse più che per questo ero felice per quello che era successo. Dal nulla quel ragazzino era arrivato ad aiutarmi, senza nulla in cambio, certo…mi ha accompagnato sì e no per 3-4 km, ma poteva non farlo. Fossi stato io al suo posto, non so se avrei fatto lo stesso, ossia fermarmi a chiedere se c’era bisogno di aiuto, però lui l’ha fatto, e anche se può valere poco, per me è valso molto.

Grazie Antonio!


Dott. Valentino Moretto






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