AMLETO, LA SCONFITTA DELLA SOLITUDINE di Marco Dell'Acqua

Aggiornamento: 3 apr 2020

"Un grande classico mi raccontò questo e desidero condividerlo con tutti voi in questo brutto, brutto tempo". [Produzione Teatri di Popolo, 32 repliche/2013 - 2017] Siamo corpi tesi in guerra. Il potere indossa maschere mostruose, corrompe umanità, amori e linguaggi. Gli individui sono sistematicamente isolati e resi innocui, privi di terreni comuni. Amleto restituisce dignità alle diverse proiezioni della sostanza di noi stessi: ombre, illusioni, sogni. Le ombre hanno il nostro stesso nome. Le illusioni proteggono il più fedele dei racconti di noi stessi. I sogni illuminano il nostro percorso quando l’aria intorno è ferma. Amleto non trascura nessuna di queste insostituibili presenze di ogni “viaggio” e annuncia l’imminente cambiamento. Da una condizione di evidente emarginazione egli sceglie di agire in completa solitudine mostrandoci a sue spese quanto questa scelta sia inevitabilmente fallimentare, mortale, tragica. Oggi: ogni percorso cognitivo o di ricerca assume una connotazione di fragilità quando nasce da una volontaria o involontaria condizione di isolamento. Se si aspira ad uno “Stato” che avanzi organicamente e migliori progressivamente, che si rinnovi appena possibile per cambiare sempre, è indispensabile “tornare insieme”. Amleto attraversa la sua esistenza per inventare il “silenzio”, preludio necessario alla festa della rinascita, offrendo a noi ciò che ha deciso di “essere”: l’ultimo e indelebile racconto dell’inefficacia e dell’inutilità di ogni solitaria costruzione di senso. “Grazie Amleto"


Marco Dell'Acqua








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